Il cambiamento è inevitabile. E noi accettiamo la sfida

di Carlo Gerla - segretario generale Cisl Milano Metropoli

 

Senza investimenti non ci può essere crescita e senza crescita non ci può essere una buona occupazione.  Con un tasso di occupazione che è tra i più bassi dell’Unione Europea il futuro è dipinto con tinte molto fosche.

Il numero degli occupati alla fine 2018 ha superato di 125 mila occupati quello del 2008, un dato che potrebbe far pensare che la grande crisi sia finalmente alle spalle ma non è così: all’appello mancano 1,8 milioni di ore lavorate!! La quantità utilizzato è ancora inferiore ai livelli pre crisi e rispecchia la tendenza del pil.

 “Il quadro politico-economico nazionale è preoccupante”

La fiducia è in calo e il decreto Dignità si è rivelato (nonostante le buone intenzioni) sbagliato al momento sbagliato; infatti c’è un esercito di lavoratori insoddisfatti, sottopagati dal punto di vista qualitativo e quantitativo.

Inoltre, a fronte di un mercato del lavoro che offre poco, si moltiplicano le fughe, soprattutto dalle figure maggiormente qualificate, se nel 2008 sono andati all’estero 40 mila lavoratori, dieci anni dopo sono 115 mila. In dieci anni sono spariti 866 mila posti di lavoro a tempo indeterminato. Una parte di questo è stato riempito dai tempi determinati a breve durata (sotto i 6 mesi) e da part time involontari.

L’ascensore sociale è fermo e si è amagliato.

Per quanto riguarda la Lombardia e in modo particolare Milano la situazione economica, sociale e del lavoro è decisamente migliore. Anche se il rallentamento economico del Paese sta iniziando ad intaccare  quest’area, finora locomotiva del Paese,  nonostante il Pil a Milano è cresciuto il doppio del resto d’Italia. Un dato che negli ultimi 4 anni si è testato al 7% rispetto al 3,4 della media nazionale.

Milano però sta soffrendo molto dell’incertezza della politica generale. Milano ha una spinta propulsiva invidiabile talmente invidiabile che si sente sotto attacco.

Nonostante tutto Milano   è la capitale dell’innovazione. Il 6% delle imprese italiane si trova in città con un fatturato pari al 21% del totale nazionale e danno lavoro al 13% degli addetti, sempre a livello nazionale.

Il futuro del lavoro è già ben presente nelle nostre realtà. La Cisl non ha mai sottovalutato la sfida dell’innovazione tecnologica, della digitalizzazione e di impresa 4.0. Anzi, siamo stati tra i primi ad indicare l’esigenza di governare l’andamento dei processi tecnologici con accordi innovativi che puntassero alla formazione ed alla riqualificazione dei lavoratori.

Non c’è alternativa all’investire nell’innovazione tecnologica, che rappresenta la nuova frontiera della competizione industriale e del sistema produttivo e dei servizi. Adeguare le competenze è indispensabile. Pertanto lo strumento della Formazione continua e gli investimenti in capitale umano sono strategici, come le misure di sostegno che i governi dovranno adottare per provvedere al miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione, l’aggiornamento delle politiche del lavoro alla nuova realtà creata dalla quarta rivoluzione industriale.

La tecnologia cambia il volto del lavoro. Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di grande trasformazione dei processi produttivi e l’automazione rappresenta una delle principali modifiche. In molti si chiedono quali saranno le conseguenze dirette sui livelli occupazionali? Ci sarà un rischio effettivo in termini di sostituzione del lavoro umano? In realtà non esiste alcuna prova che il lavoro umano sparirà. Nei processi di innovazione, il ruolo e il protagonismo delle persone che lavorano diventa sempre più importante per il successo degli investimenti e dell’impresa.

“Imprenditori e sindacati insieme per un nuovo modello d’impresa e di lavoro”

Senza un’adeguata attenzione allo sviluppo delle competenze dei lavoratori e alla più forte partecipazione e coinvolgimento nella gestione dei processi produttivi, nella vita e nelle scelte dell’azienda i miglioramenti attesi di produttività e qualità delle produzioni saranno vanificati. Questo apre un orizzonte nuovo, un salto culturale non di poco conto per tutti : nei rapporti tra lavoratore impresa, nelle relazioni sindacali e contrattuali e chiama naturalmente in causa il sindacato nuovo ( e non un nuovo sindacato) e la sua capacità di “stare ed essere protagonista nel cambiamento”.

Come ci ricordava Papa Francesco “Il lavoro oltre che essere essenziale per la fioritura della persona, è anche una chiave dello sviluppo sociale”.

Un invito che faccio alle parti imprenditoriali: “fare insieme”, insieme possiamo fare la differenza per un’impresa che mette al centro la persona, la qualità delle sue relazioni e competenze professionali per costruire un mondo più giusto. Dobbiamo “insieme” formare imprenditori e lavoratori, educare u un nuovo umanesimo del lavoro, dove l’uomo, e non il profitto, sia al centro, dove l’economia serva l’uomo e non si serve dell’uomo.

Per tutelare il lavoro e rappresentare i lavoratori non basta continuare ad occuparci solo delle conseguenze delle innovazioni e di gestire gli ammortizzatori sociali, o, peggio limitarsi a fare da contrappeso lamentoso dei cambiamenti. C’è bisogno, al contrario, di un sindacato che sappia occuparsi di sviluppo e di politiche industriali, protagonista, competente e attivo nei cambiamenti d’impresa e dello sviluppo dei territori del Paese.

“Milano continua crescere ma soffre l’incertezza della politica generale”

Per noi la chiave di tutto rimane lo strumento della “partecipazione” che è la base e la garanzia di una vera democrazia, per poter contrastare le distorsioni della globalizzazione della produzione, dei mercati, della società.

Dobbiamo regolare insieme alle aziende con la contrattazione i processi di innovazione tecnologica, utilizzare dove è possibile la Bilateralità per attuare al meglio le politiche attive del lavoro, la ricollocazione dei lavoratori, la formazione permanente.

La prima preoccupazione per tutti è quella dei posti di lavoro; infatti il rischio della disoccupazione di massa e la paura per licenziamenti diffusi vengono spessi amplificati dai mass media. Molto dipenderà da diverse variabili macro-economiche, sociali, politiche istituzionali e di strategia d’impresa.

Come sindacato dobbiamo impegnarci maggiormente su diverse aree: una è quella dei nuovi contenuti del lavoro, dei nuovi ruoli e competenze che implica una gestione diversa dell’inquadramento professionale. Stiamo passando da un sistema basato su mansioni rigide e predefinite, con livelli statici di responsabilità e conoscenze, a un sistema basato invece sull'apprendimento continuo, sulla soluzione di problemi diversi e sempre più complessi. In questo spazio per la contrattazione si aprono diverse opportunità, ad esempio sul salario di merito alle prestazioni, oggi gestiti in modo informale con gli scatti di anzianità, superminimi e passaggi di categoria.

Un’altra area di lavoro è quella della partecipazione e del coinvolgimento dei lavoratori nelle nuove forme di organizzazione del lavoro, cioè sulle nuove forme di organizzazione del lavoro che richiedono una partecipazione diretta che sostengano e facilitano la progettazione congiunta. Diversamente sarà solo narrazione!

 Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda le piattaforme digitali, dove emergono lati in chiaro rispetto al servizio che beneficiano gli utenti finali e altri lati scuri rispetto alla gestione delle persone. Per quanto ci riguarda si pone anche il problema di chi sia, dal punto di vista dell’interlocuzione, il datore di lavoro. L’algoritmo non è un’entità astratta e asettica perché è costruito sulla base di criteri stabiliti dall’azienda.

Nelle scorse settimane con Assolombarda abbiamo aperto un tavolo specifico dedicato ai temi dell’innovazione e alla partecipazione. Con molta franchezza e altrettanta soddisfazione voglio evidenziare che con Assolombarda negli ultimi anni le relazioni sindacali si sono consolidate e insieme abbiamo siglato accordi fortemente innovativi, per i lavoratori e le aziende. Molte di queste sono diventate un modello di riferimento per tutto il territorio nazionale. Mi auguro che anche con questo tavolo specifico si possa raggiungere un avviso comune che indichi le linee guida per affrontare congiuntamente al meglio le trasformazioni nel mondo del lavoro e le nuove sfide. Solo così riusciremo a salvaguardare i posti di lavoro e offrire nuove opportunità di lavoro. Solo così riusciremo a dare quella spinta propulsiva a una realtà estremamente importante come è quella Milanese.

“Ci vuole una Cabina di regia per gestire i cambiamenti del mercato del lavoro”

Ma per fare questo non servono solo buoni propositi, occorre a livello territoriale una governance efficace, un impegno condiviso e la definizione di un progetto di lavoro che preveda una Cabina di regia e la costituzione di un Osservatorio.  Occorre monitorare le dinamiche occupazionali legate alle trasformazioni del lavoro e l’innovazione dei processi produttivi, le azioni adeguate per intervenire sulla mobilità professionale e la ricollocazione dei lavoratori. Coinvolgere attraverso un Patto Territoriale i livelli Istituzionali per sostenere con risorse adeguate ( fondi interprofessionali, Bilateralità e risorse pubbliche regionali e comunali) le politiche a sostegno della riqualificazione professionale dei lavoratori con progetti di formazione continua ( anche in modo sperimentale nei quartieri) in grado di accompagnare i cambiamenti dei settori produttivi e alle nuove competenze digitali. E’ inoltre necessario rafforzare le misure volte alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro attraverso la contrattazione, in modo da rispondere, oltre alle esigenze di flessibilità delle imprese, anche a quelle personali e famigliari delle lavoratrici e lavoratori.

Questo per noi significa anche saper cogliere le opportunità e aggiornare la  “cassetta” degli attrezzi di un buon sindacato, di un sindacato nuovo che vuole continuare ad essere protagonista e non si sottrae alle sfide.

 

NUMERI

 

  • 1,8 milioni – sono le ore di lavoro perse dal 2008 al 2018
  • 115 mila – sono gli italiani andati all’estero per lavorare. Nel 2008 erano 40 mila
  • 866 mila – i posti di lavoro a tempo indeterminato ‘spariti’ negli ultimi anni
  • + 7% - è l’andamento del pil a Milano negli ultimi 10 anni contro il 3,4% a livello nazionale
  • 41 miliardi – è il valore dell’export dell’area milanese pari al 9,2% di quello nazionale
  • 300 mila – sono le imprese dell’area milanese, il 40% sono società di capitale
  • 32% - è la quota, sul totale nazionale, delle società a partecipazione di capitale estero che hanno scelto Milano.
  • 69,5%  - è il tasso di occupazione nel milanese. 58% è la media nazionale
  • 54% - è la quota dei dipendenti che dovranno essere riqualificati entro il 2022.

 

   

  

 

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